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Il nostro lockdown a Varanasi in India

by tiportoviaconme

Vivere in India era un nostro sogno. Ma chi avrebbe mai immaginato che ci avremmo vissuto durante una pandemia?!

Sono stati cinque mesi intensi. Eravamo a Varanasi, la città sacra indiana più importante, in un appartamento in mezzo al verde, e ogni giorno scoprivamo cose nuove su questo incredibile paese. Il lockdown in India è stato un modo per fermarci e riflettere su tutto quello che ci era successo fino a quel momento.

Ma partiamo dall’inizio.

Quando a metà marzo si iniziò a parlare del virus ci trovavamo a Calcutta per fare volontariato da Madre Teresa. In pochissimi giorni, proprio in stile indiano, si è capito che il governo stava per prendere una decisione. Aleggiava nell’aria un possibile lockdown generale e nella più totale incertezza su cosa potesse succedere abbiamo deciso di trasferirci.

Sì perché il governo indiano agisce all’improvviso. Pensa che nel 2016 quando Giulia era in Rajasthan, dal giorno alla notte, si è ritrovata senza soldi. Durante la notte il governo (per combattere il mercato nero) ha deciso di ritirare due tagli di banconote, che dal giorno dopo non avrebbero avuto più valore. Si è trovata con pezzi di carta senza valore.

Quindi, reduci da questo episodio sapevamo che poteva capitare lo stesso per il lockdown. E infatti è andata proprio così.

Siamo arrivati a Varanasi appena in tempo: dopo due giorni l’India introdusse il lockdown nazionale. Per fortuna abbiamo trovato subito un appartamento, grazie a quelli che sarebbero diventati i nostri vicini di casa e soprattutto amici.

Come vorremmo tornarci adesso! La nostra prima vera convivenza, la nostra prima vera casa insieme. Semplicemente perfetta per noi. Arredata con poche cose essenziali. Da allora, quando ci troviamo in una nuova casa, non possiamo fare a meno di fare paragoni con quella indiana, che rimane sempre la migliore. Rimpiangiamo il bagno, ideale con la doccia senza box dove potevi bagnare ovunque senza farti problemi (tanto in due minuti era asciutto), o la cucina essenziale, il letto piccolo di legno.

cucina tiportoviaconme a varanasi
tiportoviaconme arreda casa a Varanasi
Nella prima foto Giulia all’opera nell nostra cucina. Nella seconda eccoci su un tuk tuk freschi freschi di shopping: materassi, coperte, tavolo e sedie!

La prima fase di lockdown – Sensazioni sulla nostra pelle

Il lockdown ha avuto diverse fasi. La prima è durata due mesi, nei quali non siamo mai usciti di casa. Nemmeno per fare la spesa. Il nostro padrone di casa, gentilissimo, si è offerto di farla lui e portarla a casa. Perché non uscire nemmeno per la spesa, ti chiederai. Purtroppo gli stranieri non erano visti di buon occhio. Soprattutto gli italiani, perché la prima notizia sul virus riguardava proprio un gruppo di italiani in viaggio in India risultati positivi al virus.

tiportoviaconme lockdown India
Nei primi giorni di lockdown le autorità hanno chiesto di esporre delle candele una sera come segno di supporto a tutti quelli che lavoravano per gestire la pandemia.

Ad un tratto abbiamo provato sulla nostra pelle cosa significa venire discriminati, essere guardati male o aver paura di incontrare qualcuno sul treno che prendesse male il nostro essere lì solo per la nostra pelle.

Una sensazione provata per un millesimo di secondo che ci ha fatto riflettere tanto sulla discriminazione che quotidianamente tantissime persone subisco. E solo perché provieni da un certo paese, o perché hai la pelle diversa. Assurdità. Quando siamo usciti abbiamo preferito dire di non essere italiani e per fortuna non sono successe cose spiacevoli (solo qualche bimbo o ragazzo ci ha chiamati “corona”).

Al di là di questo, la quarantena in India, contrariamente a quello che si possa pensare, è stato un momento intimo dove ci siamo ritrovati a vivere la quotidianità. Viaggiavamo da sette mesi senza fermarci e l’abbiamo vissuta come un viaggio dentro il viaggio. Ci siamo ritrovati a pensare e metabolizzare gli attimi vissuti. Abbiamo preso coscienza della direzione percorsa fino a quel momento.

Ricordiamo ancora i pensieri sparsi. “E io come ho passato il mio tempo finora?”. Ce lo eravamo chiesti così tante volte prima di partire per il nostro viaggio, ma da allora non lo avevamo più fatto. Ci siamo riguardati indietro e non siamo stati mai così felici della scelta che avevamo fatto. A 35 anni avevamo finalmente ripreso il controllo sul nostro tempo. Avevamo smesso di lasciarci trascinare passivamente e iniziato a costruire il nostro percorso.

Anche bloccati lì, limitati negli spostamenti, anche se non siamo padroni del tempo, potevamo decidere come usarlo. Allora abbiamo fatto formazione, abbiamo studiato la cultura del paese che ci ospitava, abbiamo coltivato l’amicizia.

E poi eravamo in un paese che amavamo. Finalmente uno dei più grandi sogni di Giulia si stava avverando. E chi è stato a Varanasi lo sa, emana un’energia tale che è difficile rimanerle indifferente.

formazione tiportoviaconme durante il lockdown a Varanasi
Ale si dedica alla formazione assistito dal nostro micino randagio Simba.

La seconda fase – Incredibile India

Le fasi del lockdown si alternavano e, in vero stile indiano, scoprivamo le notizie nuove nel momento in cui entravano in vigore, di solito al mattino. Era pazzesco e ad un certo punto non capivamo più nulla. L’India, Incredibile India. Sicuramente abbiamo imparato ad allenare la pazienza e a vivere le cose semplicemente com’erano. D’altronde non potevamo fare altrimenti.

Negozi aperti solo due giorni a settimana. No aspetta, ora sono chiusi solo nel weekend. Poi il coprifuoco inizia dalle 15 anziché le 21, poi dalle 18, poi ancora dalle 16. Dopo qualche settimana i negozi erano aperti a lati alterni della strada (sì assurdo lo sappiamo: il lunedì aperti dal lato sinistro, il martedì dal destro e così via)”.

L’India è così, imprevedibile, assurda, curiosa. E abbiamo amato tutto del vivere lì.

Quando abbiamo iniziato ad uscire è stato ancora più bello. Finalmente potevamo vivere Varanasi, nonostante le restrizioni. Vivevamo come i locali, abbiamo imparato a cucinare qualche piatto indiano e fare il chai che quasi quotidianamente prendevamo insieme ai nostri amici e vicini di casa Giada e Stefano.

Uscivamo di casa e il calzolaio ci salutava, il fruttivendolo di fiducia sapeva già cosa volevamo “four banana”, “papaya, very sweet” e lungo il Gange c’era sempre il barcaiolo che ci diceva che quando sarebbe andato a pescare ci avrebbe portato un pesce. Pescato nel Gange. Ecco, fortunatamente non ce l’ha mai portato!

venditore verdura fiducia Varanasi
Dahl e roti a Varanasi
Nella prima foto il nostro venditore di frutta e verdura di fiducia. E poi abbiamo imparato a fare un fantastico dahl con il roti!

Uno dei nostri rituali preferiti era prendere il chai nel nostro banchettino di fiducia in riva al Gange, ad Assi chat. Ci godevamo semplicemente la tranquillità, le mucche che ci facevano visita, la gente che si godeva l’ombra del grande albero di pipal, il venticello che arrivava a darti sollievo dal caldo estivo.

Che energia, camminare in riva al Gange prima del tramonto. Per gli indiani è considerato una divinità, la Madre Ganga. Poi ci sono i ghat (scalinate che portano ad un corso d’acqua) e lì è racchiusa la vera essenza di Varanasi. Lungo i ghat puoi vedere chi fa a gara di tuffi, chi pesca, chi si lava, i bufali al fresco in acqua, chi prega, chi stende.

Durante il lockdown era tutto più contenuto, non c’erano i migliaia di pellegrini che ogni giorno vengono a bagnarsi nelle sue acque. Ma, forse proprio per questo, è stato ancora più intenso.

Giulia con una mucca Varanasi
tiportoviaconme ghat varanasi
Assi ghat tramonto
Magica Varanasi… Questo era il nostro angolino preferito per gustarci un chai verso sera.

Un pezzo di cuore è lì

Il governo indiano, da inizio pandemia, ha continuato a rinnovare gratuitamente i visti. Di mese in mese. Quindi avevamo deciso che non saremmo tornati in Italia finché le cose non si fossero sistemate. Sapevamo che il rientro significava non poter più tornare in Asia per chissà quanto.

Poi, è arrivata una chiamata. Una di quelle che non vorresti mai ricevere. Una delle più grandi paure che avevamo in viaggio è diventata realtà. È venuto a mancare un nostro caro e abbiamo deciso di tornare per stare vicini alle nostre famiglie.

Quindi, tempo una settimana, abbiamo radunato tutte le nostre cose e le abbiamo lasciate a casa dei nostri vicini.

Perché un pezzo di cuore è lì, sappiamo che torneremo a vivere a Varanasi.

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